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It: I Tanti Italiani Dell'Italiano
Bè, è vero. L'Italia è davvero il paese della varietà, senza dubbio. Alcuni esperti sono addirittura arrivati a proclamare che il nostro è il paese europeo con la maggior diversità di parlate locali...

Tuttavia, solo alcuni dei nostri dialetti compaiono frequentemente nella nostra cara TV, e in realtà sono più spesso caricature degli accenti tipici di questi dialetti, a volte molto diverse dalla reale pronuncia di questi. In genere, sono quelli tipici delle maggiori città italiane, a patto che queste siano i capoluoghi delle loro rispettive regioni (Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Venezia e Cagliari, in rigoroso ordine di abitanti; più l'unica eccezione di Bergamo). In quasi tutti i casi queste pronunce verranno presentate come tipiche dell'intera regione, nonostante il fatto che le nostre regioni amministrative si siano in realtà originate come entità artificiali "inventate sulla carta" (escluse le due isole, ovviamente...) e, a parte qualche eccezione, non hanno avuto in passato un'identità storica ben definitanote .

Dunque, nessuna di esse nella Vita Reale ha un dialetto unitario e identico in tutte le sue zone.

Ad ogni modo, il fatto di "regionalizzare" pronunce locali è certamente un modo conveniente di semplificare il tutto, e fa sì che gli spettatori possano, ascoltando un accento, attribuire con sicurezza la regione d'origine del personaggio. Ad esempio, se il tuo attore metterà "Neh!" alla fine di tutte le sue frasi puoi star certo di avere di fronte un piemontese; se invece pronuncerà tutte le A toniche come E e si "mangia" la fine delle parole, allora è un pugliese; e così via. Ma in realtà il cosiddetto "dialetto piemontese" non è presente in tutta la regione (a Novara ad esempio parlano una varietà del lombardo), mentre il "salentino" parlato a Lecce e a Brindisi assomiglia più al siciliano che al barese... E ci sono anche altri esempi, più o meno discosti dalla pronuncia della "capitale" della regione.

Le regioni oggetto di questo tropo sono, in ordine alfabetico:

  1. Campania (modellato sul dialetto Napoletano);
  2. Emilia-Romagna (modellato sul dialetto Bolognese);
  3. Liguria (modellato sul dialetto Genovese);
  4. Piemonte (modellato sul dialetto Torinese);
  5. Puglia (modellato sul dialetto Barese);
  6. Sardegna (modellato sul dialetto Cagliaritano);
  7. Sicilia (modellato sul dialetto Palermitano);
  8. Toscana (modellato sul dialetto Fiorentino);
  9. Trentino-Alto Adige (caso particolare, essendo in parte modellato sul Tedesco generico, e in parte su un misto di Veneto e Lombardo);
  10. Veneto (modellato sul Veneziano).

La Lombardia e il Lazio, sede delle due maggiori metropoli italiane, costituiscono un caso leggermente diverso: la prima è indubitabilmente modellata sul dialetto Milanese, ma conosce anche la variante del Bergamasco (giustificato dal fatto che i dialetti lombardi si dividono in due gruppi principali, gli occidentali come il milanese e gli orientali come il bergamasco, piuttosto diversi tra loro); Il Lazio è ovviamente basato sul dialetto Romanesco, ma in questo caso è considerato esclusivo di Roma e non viene mai attribuito al resto della regione (Verità In Televisione, perchè il romanesco presenta tratti unici e distinti dalle altre parlate della regione).

Invece le altre regioni (di solito più piccole delle precedenti e prive di città metropolitane) possono: 1° - venire assimilate a una regione vicina più grande e con un clichè dialettale specifico: 2° - essere semplicemente ignorate. Il primo caso è rappresentato dal Friuli-Venezia Giulia (assimilato al Veneto), dalla Valle d'Aosta (assimilata al Piemonte) e dalla Lucania (assimilata alla Puglia); il secondo caso è rappresentato praticamente solo dalle Marche, perchè hanno una sorprendente varietà vernacolare al loro interno con nessun gruppo dialettale "dominante" sull'altro; tuttavia Marche e Umbria possono venire occasionalmente assimilate alla Toscana. Abruzzo, Molise e Calabria, infine, tendono ad essere presentate come "meridionale generico" (anche se a volte si può udire un "calabrese unitario").

Adesso però vediamo un po' (senza entrare nel dettaglio) la reale situazione linguistica delle nostre regioni.

  • Abruzzo. Le parlate abruzzesi appartengono ai "dialetti meridionali intermedi", quindi dello stesso gruppo del Napoletano; tuttavia quella dell'Aquila ricorda anche in parte i dialetti del Lazio settentrionale e dell'Umbria.
  • Basilicata: Costituisce un gruppo a sè, il Lucano, affine al barese e al napoletano (sempre "meridionali intermedi"), ma si estende anche in parte della provincia di Cosenza, in Calabria (non però a Cosenza città).
  • Calabria: Regione divisa in due: Calabrese meridionale affine al siciliano (vedi oltre), e Calabrese settentrionale simile al Napoletano. Tuttavia il cosiddetto "calabrese meridionale" si estende in pratica in quasi tutta la regione, e comprende tutti i cinque capoluoghi di provincia.
  • Campania: Il Campano è il gruppo centrale dei "meridionali intermedi", e comprende tutta la regione più l'estremo meridionale del Lazio (un tempo appartenente alla Campania). Il dialetto più noto di questo gruppo è ovviamente il Napoletano, con il suo prestigio e la sua importanza soprattutto nella canzone, tanto da aver influenzato in parte anche la lingua italiana (come hanno fatto anche il Romanesco, il Milanese e ovviamente il Fiorentino, base della nostra lingua).
  • Emilia Romagna: Emilia e Romagna sono unificate dal gruppo dialettale "emiliano-romagnolo" che fa parte a sua volta del gruppo settentrionale "gallo-italico": ossia quei dialetti del Nord che presentato alcuni suoni estranei all'italiano e che ricordano un po' il francese. Caratteristiche emiliane-romagnole si trovano anche nella Lunigiana (estremità nord della Toscana), nella provincia marchigiana di Pesaro e Urbino, nella Lombardia meridionale (Mantova, Pavia) e in una zona dell'estremo sud del Veneto.
  • Friuli-Venezia Giulia: In questa regione domina il gruppo Friulano, molto diverso dal Veneto e considerato da molti esperti una lingua a sè, del gruppo "ladino" (un gruppo con tratti antichi presente anche in molte vallate alpine italiane e svizzere); invece a Trieste e nei territori occidentali della provincia di Pordenone si parlano dialetti tipicamente veneti. Infine, nel confine orientale con l'ex-Jugoslavia ci sono diversi gruppi di lingua slovena.
  • Lazio: Il dialetto romanesco è esclusivo di Roma, e presenta tratti tipici: in particolare, è stato molto influenzato dall'Italiano, tanto che costituisce la seconda parlata locale più vicina alla lingua nazionale dopo il Toscano, e alcuni non lo considerano neppure un vero dialetto ma una variante dell'Italiano. Il resto del Lazio presenta una grande varietà di vernacoli, tutti comunque dell'insieme centro-meridionale (tranne che per parte della provincia di Latina, popolata da 60-80 anni da immigrati di varia origine, molti dei quali veneti).
  • Liguria: Il Ligure è un gruppo dialettale settentrionale "gallo-italico", tuttavia presenta numerose differenze da tutti i suoi parenti, in particolare nella terminazione dei sostantivi. E' presente in tutta la regione e anche nella zona del Piemonte a nord di Genova. Una curiosità: il Monegasco (dialetto del Principato di Monaco) appartiene al gruppo ligure.
  • Lombardia: Come già accennato presenta due sottogruppi dialettali principali, quello occidentale e quelle orientale, molto diversi pur essendo entrambi gallo-italici. Il primo è presente nelle province di Milano, Monza, Varese, Como e in parte in quelle di Pavia, Cremona e Sondrio; il secondo è tipico delle province di Bergamo e Brescia (e anche del Cremasco). Da ricordare che il lombardo occidentale si estende anche in Piemonte orientale (parte delle province di Novara e Verbania) e persino all'estero, nella Svizzera Italiana; mentre le zone della Lombardia prossime al Po apparengono già all'insieme emiliano.
  • Marche: Sono la regione più variegata d'Italia come dialetti, pur non essendo tra le regioni più grandi: rappresenta il punto d'incontro tra il mondo settentrionale e quello centro-meridionale, con dialetti del tipo romagnolo a Pesaro e Urbino (presenti anche a San Marino), di tipo abruzzese ad Ascoli Piceno e provincia, e con tratti in parte simili all'umbro nelle province di Ancona, Macerata e Fermo. Questi ultimi fanno parte del gruppo "mediano" dei dialetti centro-meridionali, così chiamati perchè sono intermedi tra i toscani e i meridionali tipici come il napoletano.
  • Molise: Il gruppo molisano, affine alle parlate della Campania interna (Sannio, Irpinia) e della Capitanata (Foggia) appartiene ai "meridionali intermedi", dunque affine al napoletano.
  • Piemonte: Il gruppo piemontese si divide in occidentale (dialetti tipici di Torino e di Cuneo, con alcuni tratti "francesi") e orientale (con somiglianze col lombardo); nel Novarese/Verbano e nell'Alessandrino orientale le parlate sono di tipo lombardo-occidentale, mentre nella parte sud di quest'ultima provincia si parla in modo simile a Genova. Infine, nelle vallate occidentali a confine con la Francia si hanno vernacoli provenzali, legati alla Francia Meridionale e non tipicamente "italiani".
  • Puglia: Regione nettamente divisa in due: abbiamo i dialetti Pugliesi settentrionali (Province di Foggia, Bari e Barletta-Andria-Trani), affini al Napoletano ma con diversità anche all'interno delle stesse provincie; e quelli Salentini o Pugliesi Meridionali, appartenenti al gruppo "meridionale estremo" a cui appartengono anche il Siciliano e il Calabrese meridionale (Domenico Modugno, di origini salentine, ha spesso interpretato personaggi siciliani proprio per questa particolarità). Il Tarantino invece è un po' un caso a parte, ancora simile al Barese pur essendo in Salento.
  • Sardegna: Non è così unificata dialettalmente come si può pensare: a Sassari e nell'estremo nord dell'isola si parla un sardo abbastanza diverso rispetto a quello del resto della regione (province tradizionali di Cagliari, Oristano, Nuoro e anche Sassari meridionale). Il Sardo ha delle peculiarità tutte sue rispetto al resto d'Italia, ed è considerato dalla maggior parte degli esperti lingua a sè.
  • Sicilia: La Sicilia è più unificata, poichè le varie parlate isolane sono tutte simili tra loro e rientrano nel gruppo dei "meridionali estremi". Esistono comunque numerose differenze locali (in alcune zone non si pronunciano le vocali nel modo familiare che ci viene di solito mostrato).
  • Toscana: Una delle poche regioni non-insulari davvero ben distinte linguisticamente dai territori circostanti. Le varie parlate toscane sono inconfondibili rispetto a qualsiasi altra parlata italiana, e sono tutte accomunate dai ben noti tratti tipici che è inutile elencare. Tuttavia, la tipica aspirazione di certe consonanti (tecnicamente la "gorgia") è più o meno accentuata a seconda delle province; inoltre negli estremi nord e sud della regione si hanno vernacoli analoghi a quelli delle regioni confinanti (in compenso il toscano oltrepassa il confine in un pezzo di Romagna).
  • Trentino-Alto Adige: Come si deduce dal doppio nome, i due territori sono profondamente distinti dialettalmente: i dialetti tirolesi di tipo germanico sono esclusivi dell'Alto Adige (e non di tutto, tra l'altro: in alcune valli a est di Bolzano si parla delle varianti del ladino diverse dal friulano); mentre il Trentino ha dialetti tipicamente italiani, alcuni simili al bergamasco, altri al veneto, e altri esclusivi del territorio.
  • Umbria: I dialetti umbri sono simili a quelli del Lazio settentrionale (Viterbo e Rieti) e alle Marche centrali (Ancona e Macerata), mentre non hanno nulla in comune con quelli toscani.
  • Valle d'Aosta: Molto unita e omogenea, la Valle d'Aosta è l'unica regione italiana in cui si parla in prevalenza un dialetto più tipico dell'Oltralpe (il "Patois", ossia un franco-provenzale comune nella Francia del Sud e presente anche in alcune valli piemontesi limitrofe).
  • Veneto: Una delle regioni più omogenee insieme con la Toscana, il Veneto è unificato dal gruppo "veneto" che si presenta ben distinto dagli altri gruppi dialettali del Nord Italia ("gallo-italici"): non ha per esempio i suoni "esotici" presenti nel francese. Il gruppo veneto si estende anche nella Venezia Giulia (Trieste) e in piccola parte in Trentino e in Friuli, mentre lascia il passo ad altri gruppi nel Cadore (a Cortina d'Ampezzo si parlano varianti ladine), nel Lago di Garda (parlate lombardo-orientali), nell'estremità orientale della provincia di Venezia (parlate friulane) e nel Delta del Po (parlate emiliane).

P.S. Volutamente abbiamo tralasciato le parlate locali limitate a piccole località, benchè di grande interesse (come il catalano di Alghero o le comunità greche e albanesi diffuse nel Sud Italia), perchè il discorso si sarebbe fatto troppo lungo e comunque sarebbe andato oltre gli intenti di questo tropo.


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